Origine delle nostre divisioni

Sin dall’inizio della cristianità, la Chiesa di Gesù Cristo mantiene più o meno la sua unità nonostante alcune difficoltà.

Dopo cinque secoli, durante i concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451), avvengono le prime spaccature che diedero vita alle Chiese precalcedoniane chiamate oggi orientali.


Durante i cinque secoli che seguono, l’abisso tra le tradizioni orientali e occidentali aumenta sempre più; e nel 1054 sfocia in uno scisma tra i cristiani d’Oriente e d’Occidente.

Si parla quindi di chiese cattoliche e ortodosse.

 

 

Nel sedicesimo secolo, il 20 ottobre del 1520, gli scritti di Martin Lutero, sono bruciati per ordine del Papa Leone X. Il 10 dicembre, Lutero getta nel fuoco la Bolla di scomunica che lo condanna.

È l’inizio delle interminabili lotte fratricide tra cattolici e protestanti.

 

 

Nel 1534, in Inghilterra, il re Enrico VIII di fronte ad un rifiuto del Papa riguardante il suo divorzio, si nomina “capo della Chiesa” d’Inghilterra. La Chiesa anglicana integra diverse tradizioni cattoliche e protestanti. Dal XVI ° secolo, sono presenti tre grandi correnti, i cattolici, gli ortodossi e i protestanti con le chiese della Riforma.

 

Ma, il XIX e il XX secolo segnano un passo, un salto verso una nuova tappa di unità.

Un movimento di riconciliazione comincia a dilagare, e in diversi punti si accendono dei focolai di speranza per chi sa discernerli.
La conferenza missionaria di Edimburgo nel 1910, la creazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese nel 1948, , il bacio del Papa Paolo VI scambiato con il patriarca Athenagoras sono altrettanti segni che confermano questa nuova tappa, una tappa di speranza, quella dell' ecumenismo.