Il pensiero di Sant'Ignazio

sant'iganzioCosì scriveva il santo - da Venezia - al suo amico e confessore Emanuele Miona (16 nov. 1536). "Non conosco in questa vita altro mezzo per pagare una parte del mio debito con voi se non quello di farvi praticare gli Esercizi Spirituali di un mese. […]

Gli Esercizi sono certamente quanto di meglio io posso concepire, conoscere e comprendere in questa vita, sia per il progresso personale di un uomo, sia per i frutti, l'aiuto e il profitto ch'egli può procurare a molti altri". S.Ignazio considerava gli Esercizi non come "opera sua", ma come un dono di Dio per tutta la Chiesa.

Gli Esercizi non erano stati studiati e composti a tavolino, ma sperimentati nel suo eremo di Manresa, dove fece per quasi un anno una vita di asceta e penitente, e dove - come egli scrive nella sua Autobiografia - "Dio si comportava con lui come fa un maestro di scuola con un bambino: lo istruiva" (Autob. 27).

Questo lo portava a precisare che gli Esercizi fossero "fatti", non letti. Non voleva perciò che il libretto degli Esercizi fosse in mano a tutti, perché dalla semplice lettura si può cavare ben poco. Né voleva che chi dava gli Esercizi si dilungasse in spiegazioni. I punti di meditazione dovevano essere brevi, perché vale più quello che l'anima scopre da sè stessa, anziché una lunga spiegazione didattica.