Da settembre, la missione Siloé sta prendendo piede anche a Mistów, in Polonia. Questa nuova tappa ci invita a tornare alle origini di Siloé: accompagnare la riflessione sulla propria vita alla luce di Cristo per crescere nella libertà e rispondere alla sua chiamata. Asia Sikorska, responsabile di Siloé a livello internazionale, ci racconta come questo nuovo capitolo stia guidando il team nel discernimento dei prossimi passi.

Da settembre vivo al centro Siloé di Mistów (Polonia) – il “fratellino” del centro di Montagnieu – come responsabile della missione Siloé in Polonia e all’estero. È un grande cambiamento per la nostra missione: finora il suo cuore era sempre stato a Montagnieu, e ora stiamo imparando a lavorare a distanza. Mi rendo conto che, per andare avanti in questa esperienza di distanza e nella creazione di questo nuovo centro, dobbiamo sempre tornare alle origini della nostra missione, ai suoi inizi e alle sue prime intuizioni.

Fraternità di Mistów sulla Parrocchia e il Centro Siloe

«La Comunità di Chemin Neuf organizza da tempo ritiri di riflessione sulla propria vita; la forma si è evoluta, ma il contenuto rimane lo stesso: biblico e incentrato su Cristo. Questi ritiri fanno parte di un percorso alla sequela di Cristo. Siamo tutti chiamati a seguire le orme di Cristo, per amare e servire Dio. Questo cammino può risultare più o meno difficile a seconda delle nostre storie, di certi eventi o di certe relazioni. Può quindi essere utile prendersi il tempo per rileggere ciò che abbiamo vissuto alla luce dello Spirito Santo.»

È così che il ritiro Siloé (Anamnesi) è stato definito dai membri del gruppo e dagli accompagnatori spirituali. Questa definizione descrive bene il cuore della missione di Siloé. Ma Siloé non è solo un ritiro; comprende anche il ciclo annuale Siloé, il corso di formazione alla preghiera «Délié», i soggiorni di lunga durata a Montagnieu e a Mistów, e il lavoro di riflessione collaborativo tra accompagnatori spirituali e professionisti della salute.

Infatti, la prima “Anamnesi” è nata su iniziativa di Laurent Fabre (fondatore della Comunità del Chemin Neuf), dalla rilettura fatta dai fratelli e dalle sorelle che hanno animato i ritiri di trenta giorni. Hanno notato che alcune persone facevano fatica a rispondere alla chiamata del Signore, come se zoppicassero per via di un sassolino nella scarpa. Nel secondo esercizio della prima settimana dei trenta giorni, sant’Ignazio invita a rileggere la propria vita in dialogo con la Parola di Dio, per riconoscere di essere amati da Dio. Alcune persone avevano bisogno di soffermarsi di più su questa rilettura, per accogliere la storia della propria vita, compreso ciò che era doloroso. Tornando quindi al cuore di Siloé, possiamo dire che non si tratta di guarire per il gusto di guarire, ma di ricevere la guarigione e la liberazione per seguire Gesù e rispondere alla sua chiamata con maggiore libertà.

Quando la Comunità ha iniziato a proporre le prime Anamnesi, nella società francese era evidente una divisione tra la prospettiva spirituale e quella psicologica riguardo alla struttura della persona. Non sorprende quindi che il nostro appello all’unità abbia trovato eco anche qui, e ben presto fratelli e sorelle della Comunità, della Comunione, ma anche amici – accompagnatori spirituali, medici, psicologi, infermieri – hanno sentito il desiderio di lavorare e riflettere insieme. Questa riflessione e questo lavoro condivisi hanno dato vita a diversi convegni Siloé, che hanno riunito professionisti della salute, accompagnatori spirituali e tutte le persone interessate a vari temi (liberazione, perdono, sofferenza…).

Fin dall’inizio, Siloé ha adottato una visione dell’essere umano non come un semplice insieme di elementi – corpo, psiche e spirito – ma come una persona in carne e ossa creata a immagine di Dio per relazionarsi con se stessa, con gli altri e con Dio. In questa prospettiva, la dimensione spirituale è sempre stata, e rimane, prioritaria. Gli accompagnatori di Siloé, anche se sono terapeuti di professione, non si presentano come tali, ma come accompagnatori spirituali. Le conoscenze psicologiche aiutano a capire meglio ciò che vive una persona, le fasi della vita e le ferite ad esse associate, i meccanismi che la proteggono, ma un ritiro Siloé (Anamnesi) è prima di tutto un ritiro, un momento spirituale.

Fraternità del Centro Siloe di Montagnieu

E adesso? All’interno del team internazionale Siloé di quest’anno, che è un po’ sparpagliato: Mirjam a Montagnieu, Claudine a Tigery, Pierre-Louis a Bonn e Asia a Mistów, ci rendiamo conto che c’è bisogno di creare spazi e modi per stare insieme:

• Tra i gruppi Siloé di tutto il mondo attraverso la formazione per gli accompagnatori spirituali. Questa formazione è anche un’occasione per condividere esperienze e riflessioni.

• Nel lavoro linguistico: infatti, l’esperienza della traduzione degli insegnamenti di Siloé in altre lingue ci spinge a lavorare per adattare la versione francese alla diversità delle nostre culture francofone (soprattutto in Africa).

• Rafforzando i legami tra Montagnieu, Mistów e tutto il team internazionale di Siloé, sia nell’unità di preghiera per la missione che nella riflessione. Oggi si sta delineando uno spazio di riflessione particolare: il ruolo del corpo nella nostra visione dell’unità psichica/spirituale. I rapidi progressi della neurobiologia, della biochimica e della neuropsicologia ci permettono di capire meglio le nostre esperienze, ma ci invitano anche a riflettere su come il nostro stesso corpo possa condurci verso una vita più piena e verso una maggiore unità nei rapporti con Dio, con noi stessi e con gli altri.